{"id":5238,"date":"2022-12-13T18:41:13","date_gmt":"2022-12-13T17:41:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=5238"},"modified":"2022-12-13T18:50:56","modified_gmt":"2022-12-13T17:50:56","slug":"il-conestabile-di-arsoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-conestabile-di-arsoli\/","title":{"rendered":"IL CONESTABILE DI ARSOLI"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>di Nicola Cariello<\/strong><\/em><\/p>\n<div title=\"Page 23\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<p><strong>Papi e Normanni<\/strong><\/p>\n<p>I rapporti del papato con i Normanni ed i loro eredi non erano stati sempre idilliaci. Le loro mire espansionistiche in Italia costituivano sostanzialmente una minaccia alla stessa sopravvivenza del dominio pontificio nella penisola. Nel 1059 con il concordato di Melfi era stato trovato un compromesso: papa Nicolo\u0300 II aveva riconosciuto i loro possessi nell\u2019Italia meridionale, nominandoli pero\u0300 suoi vassalli, obbligati a prestargli giuramento di fedelta\u0300 e di sottomissione e a riconoscere il diritto eminente della Chiesa sulle loro terre. Piu\u0300 difficili in seguito erano stati i rapporti con il potente imperatore Federico II di Svevia (1194-1250), scomunicato due volte e i cui domini si estendevano pericolosamente dalla Germania alla Sicilia.<\/p>\n<p>Alla morte di Federico II, percio\u0300, i papi si erano adoperati per insediare sul trono di Sicilia un candidato che fosse meno indocile e del quale ci si potesse fidare senz\u2019 altro. Nel frattempo, pero\u0300, in Sicilia regnava per conto di Corradino, nipote minorenne di Federico II, un figlio illegittimo di quest\u2019 ultimo, Manfredi, tutt\u2019 altro che disposto a rinunciare al suo regno. Anzi, molte citta\u0300 nell\u2019Italia settentrionale e centrale, contrarie alla politica pontificia, prendevano apertamente le sue parti e perfino a Roma scoppiavano tumulti popolari che costringevano il papa ad allontanarsi dalla citta\u0300. Scomparso nel 1261 il pontefice Alessandro IV, il nuovo papa Urbano IV, l\u2019energico francese Jacques Pantale\u0301on di Troyes, che intendeva risolvere al piu\u0300 presto la \u201cquestione siciliana\u201d, prese accordi con il re di Francia Luigi IX proponendo la corona di re di Sicilia al di lui fratello Carlo d\u2019 Angio\u0300. Prima, pero\u0300, sco munico\u0300 Manfredi, dichiarandolo decaduto dal trono. Nel 1263 iniziarono le trattative per cui Carlo, fratello di Luigi IX, veniva nominato re di Sicilia. Il censo, ovvero la somma annuale che egli avrebbe dovuto versare alla sede pontificia per quell\u2019investitura, fu fissata dapprima in 10.000 once d\u2019 oro con l\u2019 impegno di un ulteriore esborso di 50.000 sterline <em>una tantum<\/em> al momento dell\u2019 insediamento. Successivamente la somma fu ridotta a 8.000 once d\u2019 oro cui si aggiungevano altri oneri annuali. La morte improvvisa di papa Urbano IV nel 1264 e la successiva elezione di un altro francese, Guy Folques, che prese il nome di Clemente IV, non interruppe la transazione. Fra l\u2019altro fu stabilito che Carlo sarebbe stato nominato per tre anni senatore di Roma. Senza indugio, il 21 maggio 1265 Carlo d\u2019Angio\u0300, con 40 navi e 1500 uomini, sbarco\u0300 ad Ostia e un mese dopo riceveva a Roma la bolla d\u2019investitura che lo autorizzava a firmarsi <em>Karolus Dei gratia Rex Siciliae Ducatus Apuliae et Principatus Capuae, almae Urbis Senator, Andegavii Provinciae et Folcalquerii Comes<\/em> (1).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 24\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<p>Non appena ricevuta la bolla d\u2019investitura, il 28 giugno 1265, il nuovo sovrano inizio\u0300 immediatamente a legiferare, come dimostrano i registri della Cancelleria Angioina fortunosamente pervenutici (2). I primi atti erano diretti ad assicurarsi il trono di Sicilia e, pertanto, miravano alla preparazione della spedizione militare contro l\u2019armata di Manfredi di Svevia, il quale in un primo momento aveva gia\u0300 tentato di impedire l\u2019ingresso di Carlo nella Citta\u0300 Eterna e, non essendoci riuscito, aveva poi inviato un proclama ai Romani esortandoli invano a sollevarsi contro l\u2019angioino. Secondo il Gregorovius, inoltre, \u201cassoldava truppe saracene in Africa e mercenari persino in Germania, fortificava le piazzeforti della Campania per schierarsi lungo i confini del Lazio allo scopo di tenere Roma sotto la minaccia del proprio esercito\u201d. Poi, a detta dello stesso storico, Manfredi \u201cstabili\u0300 di calare su Tivoli passando dall\u2019 Abruzzo; in luglio era a Celle, l\u2019odierna Carsoli &#8230; le truppe dei due avversari si scontrarono per la prima volta sulle alture di Tivoli, ma il tentativo di entrare in questa citta\u0300 falli\u0300 e lo scontro si risolse in qualche scaramuccia di nessuna importanza\u201d. Comunque \u201cle sue truppe e i ghibellini romani &#8230; avevano occupato il castello di Vicovaro, il punto chiave della via Valeria, mentre altri, nei loro castelli, aspettavano l\u2019 occasione propizia per entrare a Roma &#8230; (3)\u201d.<\/p>\n<p>Anche il Runciman (4) presenta una versione pressoche\u0301 simile: \u201cManfredi s\u2019accorse che le parole non bastavano piu\u0300. Condusse allora il suo esercito fuori del regno nella valle dell\u2019 Aniene, dopo aver attraversato gli Abruzzi e superato il lago di Fucino &#8230;\u201d. A sua volta \u201cCarlo usci\u0300 (da Roma) &#8230; e s\u2019attesto\u0300 su forti posizioni sulle alture nei pressi di Tivoli. Manfredi avanzo\u0300 su Arsoli, sull\u2019 Aniene, a circa quindici miglia di distanza; ma poiche\u0301 le sue spie gli riferirono che non avrebbe tro- vato appoggi nell\u2019 Agro, non oso\u0300 attaccare il campo di Carlo. Dopo qualche scaramuccia nella vallata, si ritiro\u0300 &#8230;.\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>La guerra vera e propria con grossi scontri frontali pertanto non era ancora iniziata. Gli avversari stavano ancora studiando reciprocamente le loro mosse tramite spie e confidenti mentre si formavano i fronti degli alleati: si poteva assistere al consueto mercanteggiamento con lo scambio di promesse ed il passaggio di personaggi da un campo all\u2019altro, come nel caso clamoroso di quel Pietro di Vico, acceso sostenitore di Manfredi, presto divenuto alleato di Carlo d\u2019 Angio\u0300. Il papa nel frattempo inviava messaggi alla cristianita\u0300 esortando i fedeli ad unirsi sotto le bandiere dell\u2019 angioino <em>carissimum in Christo filium nostrum Carolum regem Siciliae illustrem<\/em> contro Manfredi, il quale <em>profanavit sacra, religiosa foedavit, destruxit ecclesias, afflixit viros ecclesisticos &#8230; Sarracenis et aliis inimicis Ecclesiae &#8230; se amicitia copulavit e soprattutto regnum Siciliae ad Romanam Ecclesiam pertinens, ut de aliis taceamus, invadens, ac regnicolas perfidia inhumana contractans &#8230; turbet Italiam<\/em> (5).<\/p>\n<p><strong>Carlo d\u2019Angio\u0300 e Arsoli<\/strong><\/p>\n<p>Intanto l\u2019estemporanea marcia di Manfredi su Arsoli, cui accenna il Runciman, rende comprensibile l\u2019 intervento di Carlo d\u2019Angio\u0300 elencato fra i pochissimi documenti superstiti del \u201cRegistro unico del primo anno di regno di Carlo I (15 luglio 1265 ind. VIII-1 aprile 1266 ind. IX)\u201d. Ecco il testo integrale:<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 25\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<p><em>Karolus etc. Radulpho de Zandino, Castellano Arcis de Arsulis salutem et dilectionem sinceram. Mandamus tibi quatenus castrum arcis de Arsulis cuius custodiam commisimus quamdiu nobis placuerit dilecto nostro Guillelmo Carpentario latori presencium tradas et deliberes predicto Guillelmo cum municione et armis existentibus in arce predicta. In tradicionis et deliberacionis predicte arcis ipsi Guillelmo sic facte testimonium et cautelam presentes nostras patentes licteras penes te retinendo. Te etiam per presentes licteras constituimus Comestabulem Servientium et gentium nostrarum burgi et castri predicti quamdiu de nostra processerit voluntate. Datum Rome XXIII Sep tembris Indictionis Regni nostri anno 1.<\/em><br \/>\n<em> Item Karolus etc. Omnibus Servientibus et gentibus in Castro et Burgo de Arsulis commorantibus salutem et omnem bonum. Cum Radulphum de Zandino Comestabulem vestrum duximus constituendum vobis mandamus quatenus eidem Radulpho tamquam Comestabuli obedire curetis. Datum ut supra.<\/em><\/p>\n<p>Da questo atto, datato da Roma il 23 settembre 1265 (6), apprendiamo che re Carlo d\u2019Angio\u0300 invio\u0300 a Radulfo de Zandino, castellano di Arsoli, un suo fido, Guglielmo Carpentario, latore di un ordine sovrano (lettere patenti) che imponeva al castellano di consegnare formalmente al suddetto Carpentario la rocca di Arsoli con le armi e le munizioni che vi si trovavano. Con lo stesso provvedimento Radulfo de Zandino veniva nominato conestabile (7) degli armigeri e degli abitanti che popolavano la rocca di Arsoli. Re Carlo, inoltre, si rivolgeva agli armigeri nonche\u0301 a tutti coloro che risiedevano ad Arsoli perche\u0301 ubbidissero al loro conestabile Radulfo de Zandino. In quel momento, percio\u0300, e\u0300 certo che il castello di Arsoli era una vera e propria fortezza militare con una sua guarnigione armata. Carlo d\u2019Angio\u0300 agiva in veste di Senatore di Roma e di comandante in capo dell\u2019esercito al servizio della Santa Sede.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>La sfortunata e breve scorreria di Manfredi nel mese di luglio aveva probabilmente attirato l\u2019 attenzione del comando militare pontificio sul labile confine tra domini ecclesiastici e regno siciliano nel punto in cui veniva attraversato dalla via Valeria. D\u2019altronde il castello di Arsoli, edificato verso la fine del X secolo, proprio per la sua collocazione alla frontiera poteva svolgere allo stesso tempo importanti funzioni di difesa e di vedetta. Per cui il governo pontificio, benche\u0301 sul territorio di quella comunita\u0300 vantasse diritti l\u2019 abbazia sublacense (8), intendeva comunque fare della rocca di Arsoli un caposaldo governato da uomini fidati. A Radulfo o Radolfo di Zandino Carlo d\u2019Angio\u0300 dono\u0300 nel 1270 il casale di Colopacio in terra d\u2019 Otranto (attuale Collepasso in provincia di Lecce) e nello stesso anno Guglielmo Carpentario o Carpentiero ebbe la custodia del castello di Mesiano in Calabria dopo aver servito come castellano del castello di Pimonte nel ducato di Amalfi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 26\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<p>Quelle prese per la rocca di Arsoli erano solo misure precauzionali perche\u0301 in realta\u0300 l\u2019anno dopo, seguito dal suo esercito che dal Piemonte l\u2019aveva raggiunto a Roma, Carlo d&#8217;Angio\u0300 decideva di attaccare il suo avversario evitando la via Valeria per dirigersi invece a sud lungo la via Latina. E\u0300 noto che il 26 febbraio del 1266 nei pressi di Benevento ottenne la vittoria grazie anche al tradimento delle truppe dei nobili italiani che abbandonarono il campo di battaglia lasciando che Manfredi vi trovasse la morte insieme con i suoi fidi. D\u2019altronde due anni dopo un ulteriore tradimento avrebbe condannato a morte Corradino di Svevia anche lui sconfitto da Carlo d\u2019Angio\u0300 nella battaglia detta di Tagliacozzo il 22 agosto 1268 e consegnato ai nemici tra l\u20198 e il 9 settembre da Giovanni Frangipane, gia\u0300 sostenitore di Federico II ma convinto dal versamento di una grossa somma a dimenticare il senso dell\u2019onore. Carlo I d\u2019Angio\u0300 segui\u0300 fino alla fine dei suoi giorni una politica bellicosa riuscendo a controllare un territorio che andava dalla Francia all\u2019Italia fino al Peloponneso ma, per ironia della sorte, proprio il titolo di re di Sicilia alla fine per lui rimase privo di senso perche\u0301 la rivolta nota come Vespri Siciliani scoppiata nel 1282 gli tolse per sempre l\u2019isola.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 27\">\n<div>\n<div>\n<div>\n<p>Per la penisola non era un buon momento: l\u2019Italia dell\u2019epoca, corrotta, dilaniata da fazioni estreme, politiche dissennate ed egoismi, percorsa da condottieri stranieri e priva di una guida sicura veniva definita senza mezzi termini \u201cnave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!\u201d dal sommo poeta che viveva proprio in quegli anni burrascosi.v<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p>1 \u2013 CARLO D\u2019ANGIO\u0300 pero\u0300 fu nominato ufficialmente re di Sicilia il 6 gennaio 1266 in Laterano. La carica di Senatore di Roma, al quale spettava la rappresentanza della citta\u0300, era la piu\u0300 alta magistratura cittadina. Esercitava funzioni che variarono nel tempo e comportavano a seconda dei casi la titolarita\u0300 di poteri piu\u0300 o meno estesi in campo amministrativo, giudiziario e militare. Carlo, inoltre, era conte di Provenza e Folcaquier poiche\u0301 aveva sposato Beatrice, la quale dal 1245 era l\u2019erede del conte di Provenza Raimondo Berengario IV.<\/p>\n<p>2 \u2013 L\u2019archivio della Cancelleria Angioina di Napoli, che conteneva importanti documenti relativi al periodo 1265- 1435, subi\u0300 gravissime perdite nel corso del tempo. Infine, ben pochi degli oltre 500.000 atti di cui era ancora ricco si salvarono dall\u2019incendio che il 30 settembre 1943 il comando germanico dette ordine di appiccare alla Villa Montesano di Napoli, dove era custodito. Singoli studiosi ed istituzioni concorsero poi a ricostruire, per quanto possibile, un tale patrimonio. Cfr. ACCADEMIA PONTANIANA, <em>I registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani<\/em>, presso l\u2019Accademia, Napoli 1963, II edizione, vol. I (1265-1269).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>3 \u2013 FERDINAND GREGOROVIUS, <em>Storia di Roma nel medioevo<\/em>, Newton Compton Editori, Roma 1972, vol. III, libro X, pp. 363 e 370; cfr. anche GIUSEPPE DEL GIUDICE, <em>Codice diplomatico del Regno di Carlo I e II d\u2019Angio\u0300 ossia collezione di leggi statuti e privilegi ecc. dal 1265 al 1309<\/em>, Stamperia della R. Universita\u0300, Napoli 1863, pp. 45 segg. (XIII, Anno 1265, Agosto 25, Indizione VIII, Perugia, papa Clemente IV: <em>Dilecto filio O. Sancti Adriani diacono cardinali apostolicae sedis legato &#8230; Venerat Manfredus Ecclesiae persecutor usque ad Cellas, et aliquandiu fuit ibi cum exercitu copioso, ad civitatem anhelans, quam sperabat sibi proditionaliter reddi .<\/em>..).<\/p>\n<p>4 &#8211; Cfr. STEVEN RUNCIMAN, <em>I Vespri siciliani, Storia del mondo mediterraneo alla fine del tredicesimo secolo<\/em>, edizioni Dedalo SpA, Bari 1986, p. 117.<\/p>\n<p>5 \u2013 Cfr. GIUSEPPE DEL GIUDICE, <em>Codice diplomatico del Regno di Carlo I e II d\u2019Angio\u0300<\/em>, ecc., cit., pp. 50 segg. (XVI, Anno 1265, settembre, Indizione IX, Perugia: <em>Clemens episcopus servus servorum Dei dilecto filio Simoni tituli S. Ceciliae presbytero cardinali apostolicae sedis legato salutem et apostolicam benedictionem<\/em>).<\/p>\n<p>6 \u2013 Riportato interamente in GIUSEPPE DEL GIUDICE, <em>Codice diplomatico del Regno di Carlo I e II d\u2019Angio\u0300<\/em> ecc., cit., pp. 54-55; parzialmente in ACCADEMIA PONTANIANA, <em>I registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri<\/em>, ecc., cit., p. 7, numero 18; riassunto in italiano in CAMILLO MINIERI RICCIO, <em>Alcuni fatti riguardanti Carlo I di Angio\u0300 dal 6 agosto 1252 al 30 dicembre 1270 tratti dall\u2019Archivio Angioino di Napoli,<\/em> Tipografia R. Rinaldi e G. Sellitto, Napoli 1874, p. 6, numero 23.<\/p>\n<p>7 \u2013 Dal francese <em>conestable,<\/em> a sua volta derivato dal tardo latino <em>comes stabuli<\/em>, soprintendente alle stalle imperiali e percio\u0300 alla cavalleria. Qui e\u0300 da intendersi come comandante militare del castello.<\/p>\n<p>8 \u2013 Cfr. FRANCESCO LIVERANI (a c. di), <em>Spicilegium Liberianum<\/em>, Firenze 1863, lettera di papa ONORIO III del 1216 a GIOVANNI abate del monastero di Subiaco, p. 713 e lettera di papa GREGORIO IX del 1231 a LANDO abate dello stesso monastero, p. 659, in cui si conferma al monastero sublacense il possesso del territorio di Arsulae. V. anche PAOLO ROSATI, <em>I confini del possesso del monastero sublacense nel medioevo (secolo X-XIII)<\/em>, in \u201cArchivio della Societa\u0300 Romana di Storia Patria\u201d, vol. 135 (2012), pp. 60-62. Nel 1255, fra l\u2019altro, papa ALESSANDRO IV aveva confermato la giurisdizione del monastero sublacense sulla chiesa di s. Maria de Arsulis (cfr. CHERUBINO MIRZIO, <em>Cronaca sublacense<\/em>, Roma 1885, p. 319).<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div title=\"Page 28\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicola Cariello Papi e Normanni I rapporti del papato con i Normanni ed i loro eredi non erano stati sempre idilliaci. 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