{"id":701,"date":"2013-11-15T23:43:42","date_gmt":"2013-11-15T22:43:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=701"},"modified":"2013-11-25T00:10:59","modified_gmt":"2013-11-24T23:10:59","slug":"il-carnevale-a-roviano-e-nella-media-valle-aniene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-carnevale-a-roviano-e-nella-media-valle-aniene\/","title":{"rendered":"IL CARNEVALE A ROVIANO  E NELLA MEDIA VALLE ANIENE"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Immagine-025-David.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-982\" alt=\"Immagine-025-David\" src=\"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Immagine-025-David-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Immagine-025-David-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Immagine-025-David.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><b><i>di Artemio Tacchia<\/i><\/b><i><\/i><\/p>\n<p>Fino alla prima met\u00e0 degli anni Settanta del trascorso secolo, il Carnevale pi\u00f9 spettacolare per gli abitanti della valle dell\u2019Aniene era indiscutibilmente quello tiburtino. I giorni della sfilata dei carri allegorici \u2013 fantastiche rappresentazioni nell\u2019immaginario dei ragazzi di allora &#8211; dai paesi della zona si riversavano su Tivoli migliaia di curiosi, \u201csquadre\u201d di giovani decisi a darsi battaglia a suon di manganellate (di plastica, ma ugualmente dolorose), frotte di bimbi ammaliati dalle enormi maschere che muovevano testoni coronati policromi e braccia gigantesche. Poi, le varie Pro-Loco, nate un po\u2019 in tutti i paesi della Valle, hanno cominciato a partorire mini-carri \u201ccaserecci\u201d, semplici e comunque non privi della salutare e graffiante satira sulla politica locale, accompagnati da sfilate di gruppi mascherati organizzati dalle scuole e veglioni serali in costume. Il successo \u00e8 stato immediato e Tivoli, purtroppo, venne dimenticato. Oggi, pure se con meno resa artistica e con scarsa ironia, da Subiaco a Roviano, da Arsoli a Cineto, da Marano a Riofreddo, da Anticoli a Vicovaro tutte le Pro-Loco, finanziate da Provincia e Comuni, allestiscono dignitose feste carnavalesche, sfilate di carri e gruppi mascherati, mangiate di frappe e castagnole. I balli in maschera, invece, se li promuovono i tanti ristoranti sparsi nel territorio.<\/p>\n<p>Il Carnevale, \u00e8 risaputo, \u00e8 una festa laica e popolare che subisce continue mutazioni. Hai voglia ad allestire carri allegorici, scopiazzati da quelli di Viareggio o realizzati sugli <i>input<\/i> sparati dalla onnivora TV, se alla base manca la motivazione vera della festa, e cio\u00e8 il vivere \u201cil mondo alla rovescia\u201d attraverso mascheramenti spontanei, licenziosi, <i>altri<\/i>! Il Carnevale, attuale,\u00a0 commercializzato e creato solo per <i>mostrarsi<\/i>, potr\u00e0 fare anche massa, ma certo non suscita pi\u00f9 nelle persone \u2013 fatta eccezione, forse, in qualche gruppo giovanile che ancora pratica la trasgressione come risposta all\u2019oppressione del Potere &#8211; l\u2019intima partecipazione. E\u2019 una festa, come direbbero i politici, \u201cnormalizzata\u201d, tranquillamente vissuta tra cenoni, lanci di coriandoli e stridenti suoni di trombette. E, allora, contentiamoci per quanto riesce ancora ad offrirci di allegro e di godereccio. \u00a0E che i bambini, bombardati e vinti dagli spot pubblicitari, si divertano! In fondo, nel ricercare e vestire certe maschere, anche loro per una volta tanto realizzano il sogno di sentirsi eroi e principi.<\/p>\n<p>Altra cosa era il Carnevale, quello \u201cvero\u201d. Al punto che, nei secoli passati, bisognava essere autorizzati dalla Questura di Roma per mascherarsi. In una nota del 26 gennaio 1881, il Delegato di Pubblica Sicurezza di Subiaco scriveva a tutti i sindaci del territorio in questi termini: \u201c<i>Con l\u2019ordinanza del 19 corrente la Regia Questura di Roma ha permesso l\u2019uso della maschera fino a tutto il 1. mo Marzo con le solite precauzioni dell\u2019anno scorso<\/i>\u201d. Non di meno aveva fatto il Governo Pontificio cinquant\u2019anni prima, sospendendo a Roma il Carnevale e obbligando \u201c<i>niuno di andare in maschera<\/i>\u201d, pena l\u2019arresto immediato. E s\u00ec, perch\u00e9 sotto la maschera, spesso, si nascondeva la vendetta e l\u2019assassino!<\/p>\n<p>In alcuni paesi della valle dell\u2019Aniene si tenevano caratteristiche rappresentazioni carnavalesche nelle quali era manifesta \u201c<i>l\u2019inversione sociale dove i servi diventavano padroni<\/i>\u201d, oppure riti collettivi che funzionavano come \u201c<i>valvola di sfogo degli istinti repressi e controllati<\/i>\u201d durante tutto l\u2019anno. Per pochi giorni \u2013 breve spazio illusorio \u2013 ci si poteva sentire liberi, <i>altri<\/i>, e infine rigenerati. Sognare, in fondo, non costava proprio nulla ai contadini e ai poveri operai subalterni.<\/p>\n<p>A <b>Roviano<\/b> si chiamava \u201c<i>Carnavalata<\/i>\u201d. Essa consisteva, durante il lavoro nei campi, nel far prigioniero il padrone, legarlo e condurlo in corteo in paese.\u00a0 A volte la processione era guidata dal tamburino o dallo zampognaro e procedeva per le strade del paese tra mille burle e scherzi finch\u00e9 la moglie del prigioniero non andava ad annunciare il pagamento del riscatto: una pantagruelica cena a base di <i>pizzefritte, castagnole, mustaccioli<\/i>, salsicce, fagioli e vino a fiumi. Anche la popolazione era invitata a partecipare ai balli e ai canti all\u2019esterno della casa del padrone che duravano tutta la notte.<\/p>\n<p>A <b>Marano Equo<\/b> si faceva \u201c<i>Ju valle \u2018e Carnevale<\/i>\u201d. I ragazzi mascherati catturavano un gallo e poi lo facevano ubriacare. Quindi, divisi in squadre, lo spingevano verso un muro e lo prendevano a sassate. La squadra che per prima lo uccideva, aveva il diritto di cucinarselo insieme alla polenta. Ci\u00f2 che avanzava della cena, veniva lanciato, al posto dei coriandoli, addosso alle ragazze che si incrociavano per strada.<\/p>\n<p>A <b>Riofreddo<\/b> la \u201c<i>Mascherata<\/i>\u201d consisteva nell\u2019effettuare una grossa questua a base di carne suina. Alcuni uomini si travestivano e giravano per il paese: chi cavalcando un asino, chi imitando un arrotino, chi trasportando la merce. Alla fine, dopo aver bruciato Carnevale, si faceva una succulenta cena. \u201cGnazziu\u201d, invece, si vestiva da donna, posizionando una pentola, con dentro un grosso topo di fogna morto, sotto la gonna. Un compagno, tra la folla in attesa, lo colpiva con una bastonata facendogli \u201c<i>casca la soreca<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Ad <b>Anticoli Corrado<\/b> si organizzava \u201c<i>I Tribbunale<\/i>\u201d. Nella piazza venivano trasportati tutti coloro che erano stati sorpresi a lavorare durante la festa di Carnevale e processati pubblicamente. La condanna certa consisteva nel dover offrire vino a tutta la popolazione e la sbornia collettiva culminava con il rogo del Re-Carnevale e il suono a morto delle campane della chiesa.<\/p>\n<p>Una simile manifestazione si teneva ad <b>Arsoli<\/b>, dove si bruciava un fantoccio di paglia e i rintocchi \u201ca morto\u201d annunciavano l\u2019inizio della magra Quaresima. Per tutto il Carnevale, per\u00f2, \u201c<i>Le Mascherate<\/i>\u201d in piazza avevano divertito la popolazione, prendendosi gioco di coloro che, nel corso dell\u2019anno, avevano combinato \u201cfregnacce\u201d.<\/p>\n<p>Il Carnevale d\u2019una volta era figlio anche della fame e della poverta. Le mascherate spesso si facevano per rimediare qualcosa da mangiare tutti insieme in un\u2019abboffata: \u2013 <i>Ciccia e cocco<\/i>! chiedevano, per esempio, a Roviano. E, in quel periodo, le case contadine erano piene di salsicce perch\u00e9 tutti avevano appena ammazzato i maiali. Cos\u00ec a <b>Rocca Canterano<\/b>, \u201cI Mmascari\u201d, uomini travestiti da donne, ingegnosamente un anno misero un uomo piccolino dentro \u201cna sporta\u201d (cesta) che uno di loro portava sulla testa. Una volta dentro le case, mentre gli altri con balli e battute scherzose distraevano i padroni, l\u2019omino, che era nascosto sotto una tovaglia, si avvicinava alle \u201cpertiche\u201d legate al soffitto e svelto faceva sparire sotto la coperta succulenti pezzi di \u201czazicchie\u201d.<\/p>\n<p>Ladri? No, perch\u00e9 \u201c<i>A Carnevale<\/i> \u00a0\u2018<i>gni scherzo vale!\u201d<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Artemio Tacchia Fino alla prima met\u00e0 degli anni Settanta del trascorso secolo, il Carnevale pi\u00f9 spettacolare per gli abitanti della valle dell\u2019Aniene era indiscutibilmente quello tiburtino. 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