di Rina Perna
Nel maggio del 2015 fu rinvenuto a Saracinesco, Comune montano della provincia di Roma lungo la Valle dell’Aniene, un frammento di epigrafe latina, pertinente all’iscrizione, già edita dal Dessau, CIL XIV, 3492, di cui si erano perse le tracce. Secondo i dati conosciuti, l’epigrafe sarebbe stata rinvenuta nella chiesa diruta di S. Pietro alla base dell’abitato di Saracinesco, da dove fu trasferita nell’abitazione del signor Arcangelo Ercoli. Fu cercata inutilmente dal Dessau. Il testo tramandato è il seguente:
M. VETIVS M. L. CISSVS
A P P A R I T O R X V I R
VI-VIR AVG. TEBVLE. SVE
LIBERTIS LIBERTABVSQVE
SVIS POSTERISQ. EORVM
TESTAMENTO FIERI IVSIT
ARBITRATV MARTIALIS L.
Dopo il ritrovamento, da semplice appassionata, ho iniziato a studiare per capire di quale epigrafe facesse parte il frammento, cercando di ricostruire le lettere mancanti, e, finalmente, dopo qualche tempo, avendo trovato un riscontro con il CIL XIV, 3492, ho interpellato alcuni esperti, che mi hanno incoraggiato a scrivere scrivere questo articolo. Attualmente il frammento si trova presso il Comune di Saracinesco. Sarebbe auspicabile che si cercassero altri frammenti in modo da rendere più completa la ricostruzione dell’epigrafe originaria.
Il frammento da me preso in considerazione risulta essere la parte centrale dell’epigrafe originaria, di cui trasmetto i dati: blocco di pietra calcarea locale, misurante mediamente cm 17 ca nei due assi, il cui spessore è di ca cm 17. L’altezza delle lettere è di cm. 4, la loro larghezza di cm. 2,5, tranne le O e le Q che sono dei cerchi di cm 4 ca di diametro. L’interlinea è ridotto al minimo, misurando qualche millimetro.
Il blocco recuperato, conserva testimonianza di solo 5 righi dei 7 originari. Partendo dall’alto rimane una X appartenente al primitivo…X VIRVM…del II rigo.
Segue…..EBVLA che lascia intravvedere una R, per cui si può ricostruire TREBVLA e non TEBVLA, come erroneamente hanno fatto i primi trascrittori, corretti tuttavia dagli specialisti che non hanno esitato a ricostruire TREBVLA (SVFFENATIVM) ed a tramutare il supposto SVE in SVF, come la logica vuole, dal momento che Plinio il Vecchio nella Nat. Hist, III, 107 ricorda i “Trebulani qui cognominantur Mutuesci et qui Suffenates”.
Segue nel nostro III rigo …ABVSQ., che è quanto rimane di….LIBERTABVSQVE. Leggiamo nel rigo sottostante ….SQVE . EOR….(della R rimane solo il trattino verticale). L’ultimo rigo testimoniato conserva….FIERI….ma solo nella parte alta delle lettere.
Il territorio, in cui fu trovata l’epigrafe, rientra in quello dell’antica Trebula dei Suffenati, sulla quale oggi possediamo un’ampia letteratura, a partire dalla sua corretta definizione topografica ad opera di F. Sciarretta, apparsa negli Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Vol. XLIII, 1970 (1971), pp. 275-295. A questo studioso si deve anche la ricostruzione del territorio un tempo abitato dai Suffenates, apparsa in “Aequa”, n. 90, pp 29-39.
Come si può vedere dalla ricostruzione realizzata dalla scrivente, il frammento si integra perfettamente nella iscrizione riportata dal CIL XIV 3492, stilata dal Dessau. Attraverso i contributi di vari studiosi si è appurato che le nostre montagne erano molto più frequentate di quanto si verifica oggi, sia come luogo preferenziale per l’allevamento di animali, data la presenza di ampi pascoli erbosi, sia come spazi ricchi di verde ricercati per le villeggiature. Uno degli illustri frequentatori fu il poeta latino Marziale, il quale ci ha lasciato una bella poesia (Epigr. V, 73), in cui invita l’amico Faustino a trascorrere i mesi del solleone a Trebula, dove spirano venti freschi che, in estate, attenuano i raggi caldi del solleone, rendendo piacevole il soggiorno.
Il liberto Marcus Vetius Cissus, oltre che “apparitor decemvirum”, cioe messo al servizio dei decenviri, ci tiene ad essere ricordato come “seviro augustale a Trebula dei Suffenati”.
Da varie testimonianze epigrafiche sappiamo che questo sodalizio era molto attivo sul luogo, dove organizzava banchetti pubblici in onore di personaggi illustri, a partire dall’imperatore Augusto e della moglie Livia, non trascurando le ricorrenze dei loro giorni natalizi oppure altre occasioni degne di memoria per il tempo. Importanti iscrizioni, quali i fasti di Trebula (CIL, VI, 29681) si sono conservati grazie alle loro trascrizioni su marmo o su altro materiale.
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Indicazioni bibliografiche:
Per le epigrafi: M.G. GRANINO CECERE, Supplementa italica, n.s. 4, Regio IV- Sabina et Samnium, Trebula Suffenas, Quasar ed., Roma 1988.
Per la storia: F. SCIARRETTA, Trebula Suffenàs, la città dei Plautii Silvani, Tiburis Artistica editrice., Tivoli, (3a edizione), 2013.
Per gli ultimi rinvenimenti: Z. MARI-F. MARINO, Recenti acquisizioni nell’area trebulana, in “Quaderni di Archeologia e di Cultura classica” n. 3, Tiburis Artistica ed., Tivoli 2014.







